Via G. Brodolini 22/24 – Figline V.no

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Aperti dal Lunedì al Venerdì

MONACHE ED ESPLORATORI – LOMBARDIA LAGO DI COMO

MONACHE ED ESPLORATORI – LOMBARDIA LAGO DI COMO

MONACHE ED ESPLORATORI – LOMBARDIA LAGO DI COMO

MONACHE ED ESPLORATORI – LOMBARDIA, LAGO DI COMO

In visita a due storiche ville lungo le rive del Lario: Villa Monastero a Varenna, che deve il suo nome a un sito cistercense, e Villa del Balbianello a Lenno che serba le memorie di un eccezionale alpinista ed esploratore

Affacciata verso “quel ramo del lago di Como” di manzoniana memoria, Villa Monastero si trova a Varenna e deve il nome a un preesistente sito cistercense detto di Santa Maria, documentato già nel XIII secolo e soppresso dal cardinale Carlo Borromeo proprio al tempo dei Promessi Sposi. Da allora fu un succedersi di costruzioni aggiunte e ristrutturazioni, fino all’attuale aspetto consolidatosi tra il XIX e il XX secolo. Ora appartenente al Consiglio Nazionale delle Ricerche ma gestita in comodato dalla Provincia di Lecco, che ne sta acquisendo la proprietà, la villa è stata adattata a prestigiosa sede di congressi, inglobando anche l’originaria chiesa in una sala conferenze. Ma a parte l’interesse per l’architettura eclettica degli edifici, comprendenti una casa-museo ricca di arredi e suppellettili d’epoca (visita a pagamento), ad attrarre maggiormente il visitatore è il grande e scenografico parco. Più propriamente si tratta di un singolare giardino botanico sistemato a terrazze tra la litoranea e la sponda orientale del lago, su una lingua di terra che si allunga dalle ultime case di Varenna verso Fiumelatte. Proprio la statale che lo lambisce, la 36 dello Spluga, si allarga per un buon tratto a sufficienza da consentire agli ospiti la sosta temporanea dei veicoli lungo la strada: la visita vale una passeggiata di un paio d’ore, con il comfort di servizi vari e spazi di relax. Con il favore del bel tempo, poi, l’esperienza si tramuta in un esercizio di fantasticheria letteraria, al punto che per poco non si vede scivolare contro il baluginio dell’acqua la barca di Lucia Mondella o svolazzare tra le siepi le vesti della Monaca di Monza. Per non perdere del tutto il contatto con la realtà basta soffermarsi a contemplare, tra statue, tempietti, balaustre e fontane, le piante rare e le specie esotiche coltivate con gran cura: un bel pieghevole distribuito con il biglietto d’ingresso le illustra e localizza con rigore scientifico.
Sulla sponda opposta del lago, protesa sull’acqua e incorniciata da un altro splendido parco, laVilla del Balbianello a Lenno è unanimemente classificata tra le dimore più scenografiche del Lario. Anche in questo caso si tratta del luogo in cui sorgeva una dimora religiosa: fu infatti edificata nel ‘700 per volere del cardinale Angelo Maria Durini su un convento francescano che occupava la punta della boscosa penisola di Lavedo. Passata più volte di mano e poi abbandonata, alla fine della Grande Guerra venne acquistata e restaurata dal generale statunitense Butler Ames; i suoi eredi la cedettero al conte Guido Monzino, dirigente d’azienda e ardimentoso alpinista-esploratore. L’idea era di trasformare quel sognante rifugio in un centro di studi geografici, ma il progetto si bloccò nel 1988 per la prematura scomparsa del conte. Quasi a chiudere un cerchio ideale, qualche anno fa una pronipote del cardinale Durini, Rita Ajmone Cat, che aveva conosciuto Guido Monzino restandone affascinata, gli ha dedicato un’avvincente biografia: Guido Monzino, l’ultimo signore di Balbianello e le sue 21 spedizioni(Alberti Libraio Editore, Verbania). La lettura del volume troverà riscontro nella visita del complesso, dove si entra in diretto contatto con le passioni e l’eccezionale personalità del conte esploratore. La villa, legata per testamento al Fondo per l’Ambiente Italiano, ospita migliaia di volumi di viaggio, le collezioni d’arte, le mappe e i cimeli frutto delle imprese da lui compiute in tutto il mondo, compresa una delle otto slitte trainate da cani con cui Monzino raggiunse, nel 1971, il Polo Nord.

IL SOGNO DELL’HIDALGO – SPAGNA LA MANCIA

IL SOGNO DELL’HIDALGO – SPAGNA LA MANCIA

IL SOGNO DELL’HIDALGO – SPAGNA LA MANCIA

IL SOGNO DELL’HIDALGO – SPAGNA LA MANCIA

Nei luoghi che ispirarono a Cervantes le avventure del suo nobile cavaliere, la Ruta del Quijoteè uno dei percorsi a tema più avvincenti di tutta la Spagna. E di paese in paese, fra i mulini a vento che punteggiano campi e colline della Mancha come se fossero pronti a una nuova sfida, ci si immerge nelle atmosfere e nei paesaggi del più famoso romanzo spagnolo.

El Toboso, le quattro del pomeriggio. Nelle stradine, lungo le case bianche, non c’è quasi nessuno, e si sente solo il suono di un clarino in lontananza. Due bambine passano di corsa ridendo, mentre un vecchio con il basco calcato in testa e un bastone in mano cammina lentamente seguendo l’orlo dell’ombra. Tutto intorno, a vista d’occhio, si stendono le vigne del famoso vino manchego: le viti vengono potate basse, a un’altezza non superiore al mezzo metro, per resistere al vento. Già, qui nella Mancha è lui che la fa da padrone. Un vento forte, teso, che soffia implacabile tutto l’anno, anche d’estate quando le raffiche bruciano l’erba dei campi e sollevano nuvole di polvere. Per proteggersi dalle folate e dal sole che picchia, i contadini erano soliti costruire in mezzo ai campi basse costruzioni a cupola verniciate di bianco e di blu, i bombos, dove si rifugiavano nelle ore più calde, interrompendo il loro lavoro. Se ne vede ancora qualcuno affossato tra le stoppie, ma oggi non hanno più nessuna funzione se non forse quella di suscitare la curiosità del turista. A dispetto delle intemperanze del clima, questo lembo della Spagna interna che si stende a sud-est di Toledo è una regione di solida prosperità economica: lo si capisce dal corollario di piccole industrie che attorniano tutti i paesini, dalle palazzine costruite lungo le strade che vanno a perdersi ad angolo retto in mezzo ai campi. Le abitazioni intonacate a calce e i portoni verniciati di blu ricordano le isolette dell’Egeo, anche se il mare è davvero lontano, e a riportarci alla mente com’era la Mancha dei tempi di Don Chisciotte e di Cervantes sono rimasti solo il vento e i mulini, quasi un’ossessione nel paesaggio intenso e a volte quasi surreale di questa magnifica terra. Non appena un crinale o una collinetta si innalzano al di sopra delle estese pianure, i profili di uno o più mulini si stagliano all’orizzonte con i graticci delle pale tesi a cercare l’aria. Non sono più in funzione da una sessantina d’anni, ma quasi tutti sono stati ristrutturati e in alcuni è stato riattivato il vecchio meccanismo di legno e pietra: di tanto in tanto, le grandi pale vengono nuovamente rivestite delle loro tele bianche e i giganti di Don Chisciotte tornano a muovere le immense braccia. Può sembrare uno scherzo del destino, eppure nessuno di questi mulini sarebbe ancora in piedi senza Cervantes e il suo cavaliere.
Fra sogno e realtà Da Consuegra a Puerto Lápice, da Alcázar de San Juan a Campo de Criptana, da Mota del Cuervo a El Toboso fino a Belmonte, una serie innumerevole di statue del grande scrittore e di Don Chisciotte, con o senza il suo scudiero Sancho Panza, punteggiano il paesaggio urbano. Sono il filo conduttore della Ruta del Quijote, un bellissimo itinerario che attraversa paesi e località di cui si narra nel romanzo: è stato diviso in dieci tappe pensate per essere percorse in modo da goderne appieno, al ritmo tranquillo dei viaggi di una volta, con l’obiettivo di stringere un legame fra i complessi monumentali e le zone rurali, i beni di interesse paesaggistico, gli spazi dove la natura diventa uno spettacolo grandioso. Il viaggio si snoda seguendo alcune linee guida ormai classiche e tipiche del turismo lento, ad esempio sentieri un tempo utilizzati dal bestiame, sponde di fiumi, piattaforme ferroviarie in disuso. Quest’asse verde può essere percorso in auto, in camper, a piedi, a cavallo o in bicicletta; esistono un centinaio di parcheggi lungo la rete stradale della regione, oltre a cinquanta punti organizzati per accogliere il viaggiatore che desideri riposare in piena natura, con caratteristiche simili a quelle che presentano i rifugi di montagna. Lungo il tragitto, inoltre, si possono ammirare centinaia di punti di interesse turistico, imbattendosi in un vastissimo novero di opere d’arte sacre e profane. Le indicazioni lungo le tappe della Ruta del Quijote, naturalmente, sono contrassegnate da una sagoma in ferro battuto del cavaliere dalla nobile e triste figura, in sella al suo magro ronzino e con la lancia in pugno. Viaggiando tra Madrid e la costa mediterranea, chi è in cerca delle vestigia di questo eroe tra i più celebri di tutta la letteratura mondiale può lasciare la A4 circa 10 chilometri a sud della capitale spagnola e fermarsi alla Venta del Quijote di Puerto Lápice, la locanda in cui il nostro personaggio ricevette dall’oste l’investitura di cavaliere.

Una volenterosa rilettura dell’opera di Cervantes ha dato vita a una miriade di luoghi letterari, forzando un po’ la mano alla fantasia ma basandosi quasi sempre su dati concreti: la Venta del Quijote, in particolare, venne ricostruita ai primi del ‘700 sul modello delle taverne medioevali e quindi non può essere quella che ispirò allo scrittore il famoso episodio, ma ai tempi di Cervantes il sito era ancora un luogo di passaggio in cui si intrecciavano i cammini di quanti viaggiavano per La Mancha, ed era noto proprio per le sue taverne. Oggi nell’edificio si possono ammirare i grandi tini in cui veniva conservato il vino e il bel patio dove si può ancora respirare l’atmosfera di quattro secoli fa. Qualche diffidenza la suscita invece il palazzo di Dulcinea a El Toboso. Si è infatti scelta una dimora patrizia del tempo in cui sono stati ricostruiti ambienti quali la cantina, la colombaia, il frantoio, il patio, la camera da letto: e può essere interessante visitarla per avere un’idea di come si viveva ai tempi di Cervantes in questa parte della Spagna, ma la contadina a cui si ispirò lo scrittore per farne l’amore cavalleresco di Don Chisciotte abitava, molto probabilmente, in una casa più dimessa. Ben diversa attenzione merita il Centro Cervantino, una biblioteca vicino alla piazza principale in cui sono raccolte centinaia di edizioni del Don Chisciotte di varie epoche, provenienti da una quarantina di paesi diversi. El Toboso è un bel paesino dalle strade e dai vicoli lastricati di ciottoli, le case dai muri antichi, le fontanelle in pietra ai crocevia: per trovare qualcosa di simile bisogna scavalcare la AP36 e arrivare a Belmonte, con la grande rocca dai torrioni merlati e il castello in stile gotico con influssi mudéjar che si innalza, neanche a dirlo, di fronte ad alcuni vecchi mulini restaurati. Sono tre le località che si contendono il privilegio di aver ispirato la famosa battaglia contro i giganteschi guerrieri dalle lunghe braccia roteanti: Consuegra, Campo de Criptana e Mota del Cuervo. Ognuno di essi vanta una decina di mulini asserragliati sulla cima di un colle, e ciascuno è assolutamente determinato nell’asserire che sono proprio quelli sfidati da Don Chisciotte. C’è da dire che ai tempi di Cervantes i mulini a vento erano una novità introdotta solo da qualche anno, e ancora destavano una certa diffidenza nei contadini della Mancha: quei grandi aggeggi sempre in movimento rappresentavano l’irruzione delle macchine in un ambiente che fino ad allora aveva conosciuto la sola forza delle braccia dell’uomo. Forse questo è uno dei motivi per cui Cervantes immaginò che quelle diavolerie potessero assolvere la funzione di improbabili nemici sovrannaturali per l’hidalgo immerso nel mondo dei sogni nato dalle sue letture. A Consuegra i mulini, in fila l’uno dietro l’altro, sembrano quasi voler sorreggere come un drappello di guerrieri schierati la rocca semidistrutta di un castello dei Templari: hanno un aspetto quasi minaccioso, almeno da lontano, eppure sono considerati dagli abitanti di questa cittadina sonnacchiosa come un grosso giocattolo da trattare con affetto. La gente del posto è solita venire qui la domenica sera con i bambini a sedersi in un piccolo bar per mangiare e bere, e i ragazzi fanno spesso motocross zigzagando fra l’una e l’altra costruzione. Diverso l’aspetto dei dieci mulini di Campo de Criptana, quanto resta dei trentaquattro originari. Disposti in ordine sparso proprio dietro le ultime case bianche del paese, tre di essi sono stati dichiarati monumenti storici e il più famoso è quello che viene chiamato Burleta. Da qui lo sguardo spazia sulla sconfinata pianura coltivata a grano e attraversata dal volo di uccelli tipici delle steppe: otarde, occhioni e galline prataiole. Nel piccolo abitato valgono una sosta anche la chiesa di Nostra Signora dell’Assunzione, quella barocca del convento del Carmine e l’antico granaio municipale. A metà strada fra El Toboso e Belmonte, Mota del Cuervo ha avuto un importante passato ed è conosciuta come il balcone della Mancha per gli straordinari panorami.

Qui i mulini, anch’essi restaurati di recente, sono un po’ defilati rispetto al centro abitato in quanto la collina su cui sono raccolti è a una certa distanza dal paese, e tra di essi sorgono le colonne spezzate di un tempio romano. In fondo alla piana alcune tombe musulmane sono allineate sul ciglio di un dirupo, rivolte verso la Mecca; più in basso, un pozzo arabo che serviva a conservare la neve taglia con il candore della sua cupola i solchi di un piccolo orto. Nonostante questa curiosa mescolanza di reperti di epoche e culture diverse, prevale la sensazione di un tempo che scorre sempre uguale a sé stesso: e a rafforzare quest’idea di antica immobilità sono alcune foto d’epoca esposte sul piazzale spazzato dal vento, tra cui una degli anni ’20 che ritrae gli ultimi due abitanti dei macinatoi, un uomo rubizzo dall’aria contenta e una donna grassa con una gallina in braccio. Stanno lì a ricordare che i mulini sono stati soprattutto una grande invenzione capace di agevolare non poco la difficile vita di generazioni e generazioni di contadini: ma a vestirli di sognante fantasia, trasformandoli in ironico emblema della vanità del mondo, è stato Cervantes con il suo immortale Don Chisciotte.

LA CIOCIARIA IN CAMPER

LA CIOCIARIA IN CAMPER

LA CIOCIARIA IN CAMPER

LA CIOCIARIA IN CAMPER

Una passeggiata in camper alla scoperta di un misterioso borgo, di un affascinante castello, di panorami spettacolari e gustose specialità tipiche.

Ciociaria, terra di antiche suggestioni, da scoprire in camper

Ciociaria, già il nome rimanda al passato, alle ciocie, calzature di cuoio e di pelle utilizzate dagli abitanti di questo lembo di terra, situato nel Lazio meridionale, attraversato dal fiume Liri e Sacco e stretto nell’abbraccio dei Monti Aurunci, Ausoni, Prenestini e Lepini. La Ciociaria racchiude in sé un mondo fatto di antiche tradizioni, di storia millenaria, di sapori semplici e genuini, di borghi solitari, di abbazie e chiese secolari che invitano il visitatore alla scoperta.

Arte, folclore, terme, gastronomia e natura rigogliosa offrono al turista un ampio ventaglio di scelta, in grado di soddisfare qualsiasi esigenza e desiderio. Non resta dunque che partire per quest’avventura in camper!

Alatri, città dei ciclopi

La prima meta dell’itinerario in camper è Alatri, borgo in provincia di Frosinone, situato alle pendici dei Monti Ernici. La graziosa cittadina è dominata dall’Acropoli, di forma trapezoidale, racchiusa da mura megalitiche, alte più di venti metri e lunghe tre chilometri, su cui si aprono due porte d’accesso: Porta Maggiore e Porta Minore.

Un’antica leggenda, secondo cui le possenti mura furono trasportate dai ciclopi, aumenta l’alone di mistero che aleggia in questo luogo suggestivo.

La cortina muraria, formata da enormi massi irregolari, incastrati gli uni agli altri senza l’utilizzo di calce, cela la Cattedrale di San Paolo, dall’imponente facciata secentesca. All’interno dell’edificio religioso sono custodite le spoglie del martire cristiano San Sisto e la celebre reliquia dell’Ostia incarnata.

Dall’Acropoli si gode di un panorama incantevole che spazia su tutte le vallate circostanti e sul centro storico.

Prima di lasciare Alatri, merita una visita anche la chiesa medioevale diS. Maria Maggiore dove si può ammirare il gruppo ligneo della Madonna di Costantinopoli, capolavoro dell’arte romanica.

Info: Azienda di Promozione Turistica della Provincia di Frosinone, via Aldo Moro 465, Tel.: 0775/83381 email: info@apt.frosinone.it Web: www.apt.frosinone.it

Proloco Alatri, via Cesare Battisti 7. Tel.: 0775/435318; email: alatriproloco@libero.it

Web: www.prolocoalatri.it

Per la sosta in camper : Parcheggio utile per la sosta camper in via Madonna della Sanità, in prossimità del centro storico (GPS: 41°43’43”N 13°20’17”E)

In alternativa si può sostare nel parcheggio situato in zona Colleprata, nei pressi dell’ospedale.

A Fumone, per visitare il giardino pensile più alto d’Europa

Da Alatri dista circa otto Km Fumone, dove si giunge percorrendo la Strada provinciale 24 per circa cinque chilometri, continuando sulla SP 36 e infine su via della Croce.

Il bizzarro nome del borgo fa riferimento probabilmente al fatto che Fumone fu posto a difesa del papato da possibili incursioni nemiche, che erano segnalate mediante l’accensione di fuochi.

Camminando tra gli ombrosi vicoli in pietra della cittadina-fortezza, chiusa dalle mura delle antiche case, si ha la sensazione di tornare indietro nel tempo, fino al Medioevo.

L’abitato è dominato dal maestoso castello, costruito tra il IX e il X secolo e utilizzato anche come prigione pontificia. Il detenuto più illustre fu papa Celestino V che vi morì in circostanze misteriose. Visitando la rocca e le stanze silenziose si ha la sensazione di udire ancora i lamenti dei torturati e gli echi delle terribili storie dei prigionieri.

Oltre alle prigioni il maniero conserva ilPozzo delle Vergini, legato alla pratica dello “Jus primae noctis“. Le spose, secondo un’usanza diffusa nei borghi di campagna, dovevano trascorrere la loro prima notte di nozze con il signore del castello. Qualora le fanciulle fossero risultate “impure”, il signore le avrebbe gettate nel profondo pozzo.

La rocca nel Seicento fu restaurata dai marchesi Longhi, che la trasformarono e vi costruirono un magnifico giardino pensile, che è uno dei più alti d’Europa. Le piante secolari, i viali alberati e i reperti archeologici fanno di questo luogo un vero paradiso naturalistico, meta ideale, dove rilassarsi, ammirando l’incantevole vista.

Info: Comune Fumone, via Risorgimento, 2 Tel.: 0775/499107 Web: www.comunedifumone.it

Castello Marchesi Longhi de Paolis Fumone, via Umberto I, 27. Tel.: 0775/49023- 347/4381399

Per la sosta in camper: Piazzale Volubro, a circa 1,5 Km dal Castello.

Sapori ciociari

La Ciociaria è anche una terra tutta da gustare. Durante le passeggiate nei borghi e nei centri visitati, è d’obbligo concedersi una pausa, per assaggiare le specialità tipiche del luogo. Prosciutto, salsicce, salami, capocolli,pane, fettuccine, maccheroncini di pastaall’uovo, gnocchi al cinghiale e arrosticini sono solo alcuni piatti della tradizione culinaria ciociara.

Da provare anche la mozzarella di bufala dop e i gustosissimi formaggi, prodotti nei caseifici della provincia di Frosinone. Se si ha disposizione qualche giorno in più di vacanza, non può mancare la visita ad un frantoio, dove si produce il prelibato olio extra-vergine. Qualche goccia di olio su una fetta di pane bruschettato è una vera delizia per il palato. Con un calice di Cesanese del Piglio o una Passerina del Frusinate, che gli amanti del buon vino non potranno perdersi, termina il nostro viaggio in Ciociaria, uno scrigno di antichissimi sapori.

Per arrivare ad Alatri

Da Roma: autostrada A1 direzione Napoli uscita Ferentino. Imboccare la SS214, continuare sulla SS155, infine sulla SP24.

Da Napoli: autostrada A1 direzione Roma uscita Frosinone. Imboccare la SS156, continuare su via Fiuggi e sulla SS155, seguire infine sulla SP24.

Da Bari: Percorrere l’A30 verso Caserta, proseguire sull’A1, fino all’uscita Frosinone. Seguire il percorso sopra indicato.

ITALIA (LOMBARDIA e PIEMONTE) e SVIZZERA: ALLA SCOPERTA DELL’ALTO LAGO MAGGIORE

ITALIA (LOMBARDIA e PIEMONTE) e SVIZZERA: ALLA SCOPERTA DELL’ALTO LAGO MAGGIORE

ITALIA (LOMBARDIA e PIEMONTE) e SVIZZERA: ALLA SCOPERTA DELL’ALTO LAGO MAGGIORE

Indecisi tra mare e montagna? Abbiamo la soluzione per voi. Parliamo dell’Alto Lago Maggiore, un’area incastonata tra le montagne piemontesi e lombarde, meta di chi vuole godere di tutti i vantaggi dell’ambiente lacustre. Un territorio che saprà colpirvi e soddisfare ogni vostra esigenza

Destinazione turistica emergente, l’Alto Lago Maggiore è la soluzione ideale una vacanza last minute in ogni stagione dell’anno. Con l’estate ormai alle porte, vi consigliamo un itinerario che vi permetterà di rilassarvi senza rinunciare al divertimento, con tante attività sportive e possibilità di itinerari, ma anche di godervi la storia di un territorio ricco di tradizione. A pochi chilometri dal confine con la Svizzera sono immancabili mete Cannero e Cannobio, due eleganti borghi sospesi su acque cristalline, su cui da anni sventolano la Bandiera Blu e quella Arancione del Touring Club Italiano; ancora, Ghiffa con le sue ville ed il Museo storico del Cappello, e Trarego Viggiona, piccolo centro in quota a strapiombo sul lago. Un itinerario che saprà conquistarvi perché lontano dalla classica concezione del lago, tra borghi, straordinarie fioriture, tradizioni locali e attività outdoor. Tutto questo è l’Alto Lago Maggiore, territorio non ancora del tutto valorizzato e che merita attenzione. Già a partire dalla prossima estate.

LAGO MAGGIORE: UNA PROPOSTA A 360°

Non tutti lo sanno, ma le bellezze del Lago Maggiore distano a poco più di un’ora dalle principali città del Nord Italia. Una soluzione alla portata di tutti: coppie, famiglie, escursionisti. Questa meta offre infatti una proposta ampia, che si presta facilmente ad ogni tipo di vacanza. Oltre che per gli amanti della buona cucina, l’Alto Lago Maggiore è un’ottima soluzione per chi gode dell’arte, per chi pratica sport o ama la natura. Un’offerta ricca, che non preclude l’interesse a chi è in cerca di prodotti dell’artigianato locale.

TUTTA LA MAGIA DI CANNOBIO

Immergersi tra le vie acciottolate e graziosi vicoli a gradoni di un borgo non è mai stato così romantico ed estemporaneo: è Cannobio, ultimo paese prima della Svizzera, un luogo magico dove è possibile ammirare cultura e tradizione locale tra eleganti palazzi storici (vi consigliamo Palazzo Parasi), botteghe e antiche abitazioni. Un centro storico vivo, dove respirare l’aria di montagna ed il profumo del pane, a pochi passi da uno dei più frequentati lungolago del Verbano, su cui si affacciano le caratteristiche case dei pescatori. A due passi dalla città, la natura regala lo spettacolo di una perla semi-nascosta, l’orrido di Sant’Anna: una piscina naturale originata dall’erosione delle acque, perfetta per le famiglie che cercano tregua dall’afa estiva. Relax, itinerari avventurosi come quelli della “Via Borromea” e della salita al Monte Giove, ma anche sport acquatici. Il Lido di Cannobio conta infatti su un’ampia spiaggia ben attrezzata e con accessibilità garantita, perfetta per concedersi una giornata di riposo, avventurarsi in barca a vela o immergersi nelle limpide acque del lago.

PER GLI AMANTI DELLO SPORT…

Le attività outdoor, tra sport di acqua e terra, rispondono sull’Alto Lago Maggiore ai gusti di tutti gli amanti di una vacanza attiva, in quanto il tratto di lago che collega Cannero a Cannobio è luogo ideale per praticare windsurf, canoa, sup o, perché no, per rilassarsi sulle sue rive. Dalle spiagge attrezzate, per coloro che amano le nuotate, è possibile concedersi un tuffo nell’azzurro delle pluripremiate acque dell’Alto Lago Maggiore, vero must della stagione estiva. Senza dimenticarci degli amanti degli itinerari, dai più semplici pianeggianti ai più professionali. Dal la Valle Cannobina al lungolago, sono presenti decine di chilometri di sentieri panoramici percorribili a piedi o in e-bike. Un’occasione da non farsi scappare.

GLI ODORI E I SAPORI DI CANNERO

Un luogo dove volare in alto con la fantasia, attra – verso gli occhi ed anche gli odori: Cannero è una vera perla, distinta dallo spettacolo di giardini e terrazza – menti coltivati ad agrumi, che al termine dell’inverno colorano il piccolo centro affacciato sulle acque del Lago Maggiore. Si resta conquistati dagli odori e dai sapori di arance dolci e amare, pompelmi, limoni, cedri, mandarini e l’autoctono Canarone. Un’esperienza del gusto che ogni anno richiama turisti che restano affascinati dalle fioriture primaverili di camelie, essenze tipiche del Lago Maggiore, ma anche eleganti ville, luoghi di culto, il curioso “Museo etnografico e della spazzola” e soprattutto gli affascinanti Castelli di Cannero, visibili dalla strada che costeggia il lago, inseriti tra “Le sette Meraviglie del Lago Maggiore“: tre isolotti sui quali sorgono le rovine di antiche forti – ficazioni costruite tra l’XI e il XII secolo, che affiorano dalle acque dando proprio l’impressione di galleggia – re non lontano dalla riva. Ma Cannero è anche svago, divertimento e relax: qui è possibile gustarsi un romantico aperitivo nei caratteristici locali affacciati sul lago, che nelle fresche serate d’estate, lo garantiamo, saranno sempre indimenticabili.

TRAREGO, TRA PASSEGGIATE ED ITINERARI

Una strada asfaltata perfetta anche per un panoramico tour motociclistico, collega Cannero a Trarego, posto a poco meno di 800 metri di altitudine: questo centro, che comprende le piccole località di Cheglio, Viggiona e Trarego, è il punto di partenza lungo itinerari escursionistici tra alberi e boschi. Percorrendo una porzione della storica “Linea Cadorna”, ampio sistema fortificato costruito durante la Prima Guerra Mondiale, da Trarego si raggiungono le località di Colle, Piancavallo e Premeno: un versante montuoso affascinante e ricco di avventure, che vi porterà a scoprire, a piedi o in bici, suggestivi alpeggi e ampi panorami sul versante nord del Lago Maggiore. Una vacanza a Trarego attira anche l’interesse di chi ama la storia e i suoi luoghi sacri: lungo i sentieri verso il Monte Spalavera o il Monte Carza, infatti, si incontrano trincee, fortini, postazioni d’artiglieria, a memoria di una guerra ormai lontana.

IL MUSEO DELL’ARTE DEL CAPPELLO DI GHIFFA

Nella silenziosa e romantica Ghiffa, paesino della Provincia del Verbano Cusio Ossola, non si può visitare uno dei siti più importanti dell’Alto Lago Maggiore: il Museo dell’Arte del Cappello. Questo eclettico spazio nasce per raccontare la storia di un mestiere diventato arte e di un territorio diventato eccellenza italiana. In un ambiente che faceva parte del complesso del glorioso Cappellificio Panizza, si rivivere un’esperienza culturale unica e affascinante: autentici macchinari e materiali, archivi fotografici, rarissimi video, collezioni e stampe, sono a disposizione per far conoscere come dal pelo di coniglio l’ingegno umano arrivò a realizzare copricapi destinati a fare la storia. La meta per conoscere un pezzo di storia di un prestigioso “brand”, che dal 1881 al 1981 portò l’arte del cappello nel mondo intero.

LE ISOLE BORROMEE: CHE INCANTO!

Tra le attrazioni principali del Lago Maggiore, le Isole Borromee appaiono come luoghi magici, ricchi di tradizione, dove ammirare paesaggi magnifici. Per poterle visitare occorre spostarsi nella parte meridionale del Lago Maggiore: l’Isola Bella, l’Isola Madre e l’Isola dei Pescatori (l’unica ancora abitata) attirano da sempre tanti visitatori. Perché? Non sveliamo la risposta: così avrete una ragione in più per visitarle.

PER ARRIVARE

Raggiungere l’Alto Lago Maggiore in camper è semplicissimo. Per chi arriva dalle città occorre percorrere l’Autostrada A26 fino all’uscita Baveno/Stresa in direzione Nord verso la Svizzera. Qui dovrete prendere l’unico percorso utile, la Statale 34 del Lago Maggiore, che costeggia per l’appunto tutto il lago e che vi condurrà verso i luoghi della Provincia del Verbano Cusio Ossola.

PER LA SOSTA CAMPEGGI

CAMPING RESIDENCE CAMPAGNA: a Cannobio, in posizione incantevole direttamente sul lago e con le piazzole a pochi metri dalla spiaggia, permette una rilassante vacanza familiare all’aria aperta, con tante possibilità di escursioni e passeggiate. Il camper service dispone di 100 piazzole su terreno erboso, con una buona ombreggiatura, tutte dotate di allaccio elettrico, alcune con possibilità di scarico acqua e prese TV-SAT. Tra i servizi, wi-fi su tutta l’area del campeggio e tre gruppi di servizi igienici, docce calde/fredde gratuite, reparti per lavaggio piatti e lavaggio panni, lavabiancheria ed essiccatoi a gettoni. Il ristorante, al cui interno è attivo un piccolo negozio di alimentari, propone ottimi piatti tipici locali,. Info: tel. 0323 70100 – info@campingcampagna.it Località: Via Casali Darbedo 20 – Cannobio (VB) GPS: 46.071734629914424 – 8.693672474943318

CAMPING VILLAGE CONCA D’ORO: nella verdeggiante riserva naturale del Toce, a 800 mt dal pittoresco borgo di Feriolo, tra Stresa e Verbania, su una superficie alberata di 60.000 mq direttamente sul lago Maggiore, con 400 mt di spiaggia sabbiosa indicata per i bambini, è luogo di vacanza per le famiglie. Un campeggio ordinato e pulito, dove concedersi momenti di relax a contatto con la natura. A disposizione, piazzole spaziose e luminose, con un accogliente ristorante con specialità locali o un’ottima pizza; in luglio ed agosto sono previste attività di animazione per i più piccoli e spettacoli. Info: tel. 0323 28116 – info@concadoro.it Località: Via 42 Martiri, 26 – 28835 – Feriolo di Baveno (VB) GPS: 45.93685090508225 – 8.486933161385856

PER LA SOSTA AREE DI SOSTA

CAMPING DEL FIUME – CANNOBIO Apertura annuale – allaccio elettrico – carico acqua – docce calde – animali ammessi – ristorante Info: tel. 0323 70192 Località: via Darbedo, 24 – Cannobio (VB) – GPS: 46.06895356445168 – 8.69335426930707

BOSCHETTO HOLIDAY CANNOBIO Apertura stagionale – allaccio elettrico – carico acqua – docce calde – scarico cassetta wc – wifi Info: Tel. 032371597. Località: SS 34 km 35,400 – Cannobio (VB) GPS: 46.077314580272656 – 8.693134215346465

PARCHEGGIO COMUNALE – PALLANZA Apertura annuale – accesso gratuito – animali ammessi – illuminato – fondo asfaltato Via Vittorio Veneto, 113, 28922 – Pallanza (VB). Località: Via Vittorio Veneto, 113 – Pallanza (VB). GPS: 45.92712666700179 – 8.565942384653534

AREA CAMPER OGGEBBIO – Oggebbio Apertura annuale – allaccio elettrico – carico acqua – docce calde – animali ammessi – bagni privati con wc Info: tel. 335 6069126 Località: Via Martiri Oggebbiesi – Oggebbio (VB) – GPS: 45.99737807476026 – 8.6536368

PARCHEGGIO COMUNALE – INTRA Apertura annuale – accesso gratuito – animali ammessi – illuminato – fondo asfaltato Località: Via Brigata Cesare Battisti – Intra (VB) GPS: 45.94134923395716 – 8.57284714056994

Fonte: https://camperlife.it

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